Poster Club: prendi una parola a caso e trasformala in un poster

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La prima regola del Poster Club è che non si parla mai del Poster Club. No, ho sbagliato club. Del poster club si può tranquillamente parlare e la prima regola, qui, è tirare fuori ogni due settimane una parola a caso dal dizionario e poi interpretarla, raccontala attraverso un poster in formato A2, ciascuno col proprio stile. L’idea è dello studio creativo scozzese Front Page, che per far staccare un po’ dal flusso di lavoro i suoi otto designer ha pensato bene di farli… lavorare, sì, ma su un compito che non ha i lati negativi degli incarichi d’agenzia e soprattutto non ha terribili clienti a stressare con mail e chiamate, a imporre loghi giganti, a mandare foto minuscole in jpg a 72dpi. Il progetto è partito nel dicembre del 2013 con soli due designer, ai quali si sono via via aggiunti tutti gli altri, per un totale di sedici mani, otto teste e otto punti di vista diversi, dunque, per raccontare, attraverso un grafica, termini come: citazione, down, sabbie mobili, bulgaro, tempo, indicatrice, perire, mongolo, trapianto, cancello, pacco, incensurato, gigantesco, giusto, lungomare, brivido, decostruire, sconfinare, tetrapode (forse quello coi risultati più divertenti) e levitare. A quanto pare, quest’anno, tutti i poster prodotti saranno protagonisti di una mostra ma nel frattempo è possibile ammirarli online, per farsi un’idea di come il processo creativo possa cambiare, da professionista a professionista, pur partendo da uno stesso, identico input.

Articolo tratto da www.frizzifrizzi.it

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Bill Gates: Internet non salverà il mondo. Più importante rete o vaccino anti-malaria?

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Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, 58 anni, ha abbandonato la sua creatura, e dal 2008 si è rifatto un’immagine dedicandosi con la moglie Melinda alla più popolare causa della filantropia. Per questo oggi, dal piedistallo su cui i suoi ‘miliardi-age’ (79 secondo Forbes) lo hanno collocato, ha deciso di impartire una lezione ad un suo emulo, il 29enne e ricco di ‘miliardi nouveau’ (nemmeno 17), Marck Zuckerberg. Quest’ultimo, che a quasi 40 anni di distanza da Gates sta seguendo lo stesso ‘cursus honorum’ (e che una volta annoiatosi della sua creatura Facebook, potrebbe seguire le orme di Gates), ha recentemente lanciato l’idea che «una delle più grandi sfide della nostra generazione» è connettere 5 miliardi di persone. Un’idea bollata dalle colonne del Financial Times come «uno scherzo» da Gates, secondo il quale le priorità sono altre come combattere le malattie, che cita ad esempio, «il vaccino contro la malaria, questa strana cosa cui mi sto dedicando». Nella lunghissima intervista al Ft, Gates, elenca le nuove sfide che intende affrontare ) e i successi ottenuti dalla fondazione ‘Bill e Melinda Gates’. Quest’ultima fondata nel 1997 e che negli ultimi anni ha ‘investito’ quasi 4 miliardi di dollari in beneficenza, la metà di quanto ha speso nel 2012 il governo Usa. Tra le grandi sfide lo sradicamento della poliomielite, endemica in molte aree del mondo, e le cui campagne di vaccinazione in Paesi come il Pakistan o la Nigeria possono anche costare la vita ai volontari. Gates evidenzia come la soluzione di problemi pratici, come mantenere alla giusta temperatura i vaccini, «è una cosa sfortunatamente banale e pratica. E non molto sexy (attraente) da un punto di vista scientifico», benché possa fare la differenza tra la vita e la morte in molti parti del mondo. Il fondatore di Microsoft si definisce un tecnocrate. Ma non crede che la tecnologia sia la panacea. O, per essere più precisi, non crede possa risolvere una serie i problemi chiave che affliggono i più vulnerabili: la diffusione di malattie nel mondo sviluppato e la povertà, la mancanza di opportunità e la disperazione che essi generano. «Amo ancora l’IT – dice Gates al giornalista del Financial Times Richard Waters – ma se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari». Internet insomma non salverà il mondo. Qualunque cosa ne pensino Mark Zuckerberg e gli altri miliardari tecnologici della Silicon Valley.

Articolo tratto da www.ilsole24ore.com

Integrare tv e computer sembrava impossibile, poi è arrivato Twitter

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In questi ultimi anni sono state tentate mille vie per cercare di fondere la televisione e il web. Sulle prime, verso la fine degli anni Zero, furono introdotte strane schede o scatolotti per permettere di vedere la tv dentro il computer di casa. Ma mancava il telecomando per cambiare canale ed era tutto scomodissimo. Allora sono nate le cosiddette Smart tv, televisori di casa intelligentissimi e connessi, che oltre a trasmettere i normali programmi tv, consentivano di navigare sul web, giocare, mandare mail o aggiornare il proprio profilo sui social network seduto comodamente sul divano del salotto. Tutto molto bello, peccato che la scrittura con il telecomando avrebbe spazientito anche la persona più calma. Però l’ipotesi della Smart tv sta ancora in piedi: gli schermi di nuova generazione che sono sul mercato appartengono tutti a quest’ultima categoria e bisogna ammettere che le videochiamate su Skype su un 40 pollici sono una gran bella goduria, ma di certo non rappresentano il futuro della fusione tra tv e web. Nel frattempo infatti il mobile, ovvero gli smartphone e i tablet, hanno preso il sopravvento delle nostre vite digitali e sono diventati i nostri preferiti secondi schermi (second screen) per commentare in diretta le visioni televisive, trasformando il web in un grande gruppo d’ascolto. Paradossalmente da quando tv e web sono divisi non sono mai stati così integrati. I manager di Twitter hanno capito benissimo il fenomeno, specialmente dopo aver notato che ogni giorno nella top 10 dei trending topics (gli argomenti più discussi, gli hashtag più citati) almeno tre o quattro erano relativi a programmi tv. Così, in vista della quotazione in Borsa prevista per metà novembre, il sito di microblogging ha deciso di rendere ancora più saldo il legame con la tv attraverso una partnership con l’operatore via cavo Comcast (24 milioni di abbonati in America e proprietario del network tv Nbc Universal). A inizio novembre comparirà nell’applicazione di Twitter il pulsante “See it” che permetterà alle persone di cambiare canale o addirittura, se dotati di videoregistratori digitali tipo TiVo, anche di avviare la registrazione sul programma scelto. Questa operazione partirà con alcuni programmi di successo del canale Nbc, tra cui il talent show “The Voice” (quasi 4 milioni di tweet scambiati durante il programma), il “Today Show”, la serie “Suits” e le partite di hockey della Nhl, per poi estendersi anche con i programmi degli altri network. Un’operazione ambiziosa che mira a scalciare via il telecomando e a far diventare lo smartphone, attraverso Twitter, uno strumento indispensabile e pervasivo. Ovviamente tutto questo avrà un impatto anche sulla pubblicità. La convergenza tra media offline e online con questo nuovo strumento inizia a essere una cosa seria, permettendo agli investitori di fare delle campagne cross-media tra tv e Twitter, con un evidente effetto di amplificazione del messaggio sul target. Per la società di ricerche eMarketer, Twitter raddoppierà i ricavi pubblicitari: dai 288 milioni di dollari del 2012, ai 582 milioni previsti quest’anno, per sfiorare il miliardo nel 2014. E di questi tempi dove la presenza di un piccolo segnale positivo di crescita costituisce già una mezza vittoria, tutto ciò rappresenta un trionfo che di certo influenzerà la quotazione del titolo Twitter in Borsa.

Articolo tratto da http://www.ilfoglio.it