Addio a Bump e Flock, le due app acquistate da Google chiuderanno il 31 gennaio 2014

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Con un post sul blog ufficiale di Bump, il CEO e co-fondatore David Lieb ha annunciato che le due app smetteranno di esistere a partire dal 31 gennaio 2014. Il loro destino era rimasto in sospeso da quando, nel settembre dello scorso anno, Google aveva acquisito Bump Technologies. Ora, a tre mesi da quell’acquisizione, è arrivato l’annuncio ufficiale: Bump e Flock, le due app sviluppate dall’azienda cesseranno di esistere così come le abbiamo conosciute finora. La prima, certamente più famosa e utilizzata, permetteva di trasferire file tra due dispositivi, smartphone e smartphone o smartphone e computer, mentre la seconda era incentrata sullo sharing di gruppo degli album fotografici. Ora, però, fanno parte del passato. Con un post sul blog ufficiale di Bump, il CEO e co-fondatore David Lieb ha annunciato che le due app smetteranno di esistere a partire dal 31 gennaio 2014: in quella data verranno entrambe rimosse da Google Play e dall’App Store di Apple e cesseranno di funzionare. I dati degli utenti verranno rimossi. Ora siamo profondamente concentrati sui nostri nuovi progetti insieme a Google e abbiamo deciso di terminare Flock e Bump. […] Il vostro feedback, il vostro entusiasmo e il vostro supporto hanno portato molto significato al nostro lavoro e vogliamo ringraziare tutti voi per questo. In molti modi Bump è stato un prodotto rivoluzionario che ha ispirato molti progressi successivi e ha contribuito a spingere avanti il ​​mondo. Speriamo che le nostre nuove creazioni in Google facciano lo stesso. Da oggi e per i prossimi 30 giorni potrete comunque utilizzare le due applicazioni per esportare i vostri dati. Vi basterà seguire le istruzioni a video e farvi inviare i link per scaricare tutti i dati condivisi con le due app – foto, video e contatti.

Articolo tratto da www.downloadblog.it

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Bill Gates: Internet non salverà il mondo. Più importante rete o vaccino anti-malaria?

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Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, 58 anni, ha abbandonato la sua creatura, e dal 2008 si è rifatto un’immagine dedicandosi con la moglie Melinda alla più popolare causa della filantropia. Per questo oggi, dal piedistallo su cui i suoi ‘miliardi-age’ (79 secondo Forbes) lo hanno collocato, ha deciso di impartire una lezione ad un suo emulo, il 29enne e ricco di ‘miliardi nouveau’ (nemmeno 17), Marck Zuckerberg. Quest’ultimo, che a quasi 40 anni di distanza da Gates sta seguendo lo stesso ‘cursus honorum’ (e che una volta annoiatosi della sua creatura Facebook, potrebbe seguire le orme di Gates), ha recentemente lanciato l’idea che «una delle più grandi sfide della nostra generazione» è connettere 5 miliardi di persone. Un’idea bollata dalle colonne del Financial Times come «uno scherzo» da Gates, secondo il quale le priorità sono altre come combattere le malattie, che cita ad esempio, «il vaccino contro la malaria, questa strana cosa cui mi sto dedicando». Nella lunghissima intervista al Ft, Gates, elenca le nuove sfide che intende affrontare ) e i successi ottenuti dalla fondazione ‘Bill e Melinda Gates’. Quest’ultima fondata nel 1997 e che negli ultimi anni ha ‘investito’ quasi 4 miliardi di dollari in beneficenza, la metà di quanto ha speso nel 2012 il governo Usa. Tra le grandi sfide lo sradicamento della poliomielite, endemica in molte aree del mondo, e le cui campagne di vaccinazione in Paesi come il Pakistan o la Nigeria possono anche costare la vita ai volontari. Gates evidenzia come la soluzione di problemi pratici, come mantenere alla giusta temperatura i vaccini, «è una cosa sfortunatamente banale e pratica. E non molto sexy (attraente) da un punto di vista scientifico», benché possa fare la differenza tra la vita e la morte in molti parti del mondo. Il fondatore di Microsoft si definisce un tecnocrate. Ma non crede che la tecnologia sia la panacea. O, per essere più precisi, non crede possa risolvere una serie i problemi chiave che affliggono i più vulnerabili: la diffusione di malattie nel mondo sviluppato e la povertà, la mancanza di opportunità e la disperazione che essi generano. «Amo ancora l’IT – dice Gates al giornalista del Financial Times Richard Waters – ma se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari». Internet insomma non salverà il mondo. Qualunque cosa ne pensino Mark Zuckerberg e gli altri miliardari tecnologici della Silicon Valley.

Articolo tratto da www.ilsole24ore.com